L’asse governatore-Leanza “Non mi chiedono poltrone”. “Ma vogliamo pari dignità”

<strong>L’asse governatore-Leanza</strong> “Non mi chiedono poltrone”. “Ma vogliamo pari dignità”

Quando Lino Leanza – ex lombardiano (sin troppo) pensante – lasciò l’Udc per investire tutto sulla sua nuova creatura politica, a Palermo qualcuno se ne uscì con una battuta: «Articolo 4, come i gatti che lo seguiranno».

Lino Leanza (Articolo 4)Ma non è proprio così, al primo meeting programmatico del movimento. Migliaia di presenze, a Giardini Naxos. E la consacrazione di una classe dirigente (7 deputati regionali, 20 sindaci, decine di assessori e quasi 400 consiglieri comunali) che adesso vuole darsi un’organizzazione «matura, compiuta e democratica», come anticipato dal deputato Luca Sammartino.

Doveva essere una prova di muscoli – e magari lo è stata – da ostentare alla politica siciliana. Ma alla fine hanno prevalso le emozioni. Condite da qualche lacrimuccia, come quando lo stesso Leanza è stato acclamato segretario del movimento, «un incarico – ha detto – che accetto solo a tempo determinato, in attesa del congresso da fare entro il 2013». Ma è soprattutto il giorno del patto d’acciaio con il governatore, qui acclamato come una star. «Crocetta – ricorda il leader di Articolo 4 – l’ho conosciuto a Tusa e mi ha mollato, mentre parlavamo di liste per le Regionali, perché s’è messo a parlare in arabo con una decina di bimbi del Sahara».

Saro&Lino: così lontani, eppure così vicini. «Noi siamo leali e affidabili e al presidente non abbiamo mai chiesto nulla. Anzi, solo una cosa: continui a cambiare la Sicilia. E noi accanto a lui». Ma Leanza avverte: «Non ci stiamo a fare i figli di nessuno e chiediamo pari dignità, con numeri e fatti.

Non come quei partiti in Sicilia ormai autoreferenziali, che si parlano addosso e vivono di ricordi. E che tutta ‘sta bella gente non ce l’hanno». Da buon ex democristiano, Leanza prova anche a fare da pompiere della crisi: «Al mio amico Rosario ho detto che certi atteggiamenti potrebbe evitarli, ma il Pd sbaglia a inseguire la polemica e paralizzare l’attività del governo».

Nei corridoi dell’hotel corrono le voci dell’ingresso di Articolo 4 in giunta. Con l’identikit di Valeria Sudano – molto apprezzato il suo intervento al congresso – se ci fosse un’apertura ai deputati assessori. Ma è molto più probabile che incaso di «innesti mirati su quei 3-4 assessori che non hanno reso al massimo», come auspica Leanza, il movimento tiri fuori il nome di un tecnico (o di una tecnica) che il leader ha già in testa.

Crocetta ascolta e appunta. Anche quando Sammartino parla esplicitamente di «federazione fra Articolo 4 e il Megafono». Su questo il governatore non si sbilancia, ma certifica l’asse con Leanza con tanto di dotta citazione: «Ho riletto un testo di Cicerone, “L’amicizia”, in cui c’è una frase che mi sembra centrale rispetto a tutto quello che succede in Sicilia: “Noi probabilmente troveremo qualche amico che non ci tradisca per denaro, ma quanti amici non ci tradiranno per un posto di potere o per un ruolo di prestigio? ”». Un messaggio trasversale al Pd, ma anche un riconoscimento ad Articolo 4, che «ha sempre avuto il diritto di chiedere un ruolo nella maggioranza e il proprio spazio nel governo». E non l’ha fatto, «perché ha preferito non tradire il progetto politico e pensare alle cose da fare. Io con loro sono in debito, anche se, visto che siamo cattolici, potrei dire loro “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”».

La sala lo acclama e il governatore addita il “metodo Leanza” a tutta la coalizione: «Lui che non chiede poltrone ma mi parla di programmi, di progetti, di idee, di sviluppo». Il riferimento è al “Piano straordinario per il lavoro in Sicilia”. E al pacchetto di 10 ddl «a costo zero» consegnati a Crocetta, tra cui quelli su immigrazione, welfare, diritto allo studio, casinò di Taormina e sostegno alle televisioni siciliane. Su quest’ultimo punto «il ddl è in commissione e mancano solo tre pareri: presidente acceleriamo – ha detto Leanza – perché in gioco c’è il lavoro di 3.500 persone e la libertà d’informazione in Sicilia, minata dalla crisi e dagli interessi di gruppi del Nord». Crocetta annuisce. E riparte, dopo la millesima sigaretta, con i dossier sottobraccio.

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