Sfiducia a Crocetta manca una firma? La offre Falcone

<strong>Sfiducia a Crocetta</strong> manca una firma? La offre Falcone

Non si ferma l’iter della mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione, Rosario Crocetta, promossa dal Movimento 5 Stelle e dal «Gruppo Musumeci», che insieme contano 18 deputati, il numero minimo di firme necessario per potere presentare la mozione, come prevede il regolamento dell’Ars.

Cancellieri CrocettaMa, nel pomeriggio, informato dell’iniziativa Pippo Currenti (Gruppo Musumeci), ha detto di non saperne nulla e di non condividere l’iniziativa.

Una presa di posizione che avrebbe reso inutile la lunga mozione di sfiducia (9 cartelle) scritta insieme dai due gruppi parlamentari ed illustrata ieri mattina da Giancarlo Cancelleri e Gino Ioppolo. Mozione che in calce riporta le firme, non apocrife, dei 18 deputati dei due gruppi parlamentari.

Per convincere Currenti a non tirarsi indietro, sono scesi in campo il capogruppo Rino Formica e lo stesso Nello Musumeci di ritorno da Bruxelles. Di fronte all’iniziale contrarietà di Currenti, ha messo a disposizione la propria firma il vicecapogruppo del Pdl, Marco Falcone.

In serata si è appreso che Currenti non dovrebbe comunicare all’Ars di disconoscere la propria firma e, quindi, non dovrebbe essere necessaria quella di Falcone la cui disponibilità fa emergere una divergenza di vedute all’interno del Pdl. Il capogruppo Nino D’Asero, l’altro ieri, aveva chiesto al M5S di congelare la mozione di sfiducia fino alla fine dell’anno per dare all’Ars la possibilità di approvare alcuni importanti disegni di legge, a cominciare dal bilancio e dalla finanziaria ed anche per non mettere a repentaglio la spesa dei fondi europei. «La nostra non è un’opposizione morbida – ha ribadito D’Asero – ma responsabile. Se non si approvano gli strumenti finanziari va tutto a gambe all’aria. Se non arriverranno le risposte che ci aspettiamo anche noi siamo guardiamo con interesse alla mozione di sfiducia. La decisione di Falcone non crea una caso politico».

E’ invece, per Cancelleri e Ioppolo, «è un atto politico, la mozione di sfiducia, che servirà a fare chiarezza: meno annunci a sensazione e più atti concreti». Ed ha aggiunto Cancelleri: «Nessuno può dire che non siamo stati collaborativi, abbiamo presentato un documento programmatico e da tre mesi attendiamo risposta. L’Ars gira a vuoto per mancanza di disegni di legge. Pur essendo l’ago della bilancia non abbiamo chiesto contropartite. Abbiamo aperto una linea di credito, non solo con Crocetta, ma con tutte le forze dell’Ars. Non abbiamo chiesto nulla: quando vinceremo le elezioni governeremo».

Ioppolo, dopo avere sottolineato che il suo gruppo è arrivato alla mozione di sfiducia da percorsi diversi dal M5S, ha rilevato: «Lo sappiamo solo dai giornali che il presidente Crocetta verrà in Aula il 25 di ottobre. Non sappiamo per affrontare quali argomenti visto che la conferenza dei capigruppo è convocata per mercoledì». In quell’occasione sarà chiesto di mettere all’ordine del giorno la mozione di sfiducia alla prima seduta utile.

Nella lunga mozione di sfiducia, viene sottolineata la crisi di rapporti tra Crocetta e il Pd che dovrebbe essere il suo maggiore sostenitore; gli viene rimproverato l’altalenante comportamento sul Muos di Niscemi; la mancata soluzione del problema dei rifiuti, ecc.

La mozione di sfiducia difficilmente sarà approvata dall’Ars, anche se ai voti del M5S e del Gruppo Musumeci si aggiungeranno quello di Marco Falcone, Salvo Pogliese e Giorgio Assenza del Pdl: tutti e tre provengono dalla ex An ed hanno una posizione più netta rispetto al resto del gruppo (filo-alfaniano) e, quindi, poco interessati ad un’eventuale partito di centro e relative evoluzioni. «Il Pdl voti la sfiducia – ha detto il vice presidente dell’Ars, Pogliese – e inchiodi Crocetta alle sue responsabilità».

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