E’ vendemmia record in Sicilia nel 2013: +30% e 6,75 mln di htl

E’ <strong>vendemmia record in Sicilia</strong> nel 2013: +30% e 6,75 mln di htl

Assoenologi – Buone nuove dal Wco: nei «bag in box» da 2 a 10 litri non è più vino sfuso.

Produzione record di vino e mosti per la Sicilia nel 2013, con oltre 6 milioni e 750 mila ettolitri, che segna un 30% in più rispetto alla vendemmia 2012. Questi i dati rilevati da Assoenologi, l’associazione degli enologi ed enotecnici italiani.

sicilia_produzione_record_2013Nell’Isola la vendemmia è iniziata nella prima settimana di agosto con il “Pinot grigio”, il “Sauvignon blanc” e in alcune zone con lo “Chardonnay”, proseguito con i bianchi autoctoni “Grillo” e “Cataratto”, quindi con le varietà a bacca rossa siciliane e internazionali, mentre si è conclusa con il taglio delle uve “Nerello Mascalese” e “Nerello Cappuccio” sulle pendici dell’Etna.

Le analisi di cantina condotte dall’associazione fanno prevedere vini qualitativamente assai interessanti con una gradazione media inferiore rispetto a quella della scorsa vendemmia, ma con contenuti, al palato, di più alto livello. Quantitativamente, si evidenzia in tutta la regione un incremento della produzione del 30% rispetto al 2012.

L’aumento scaturisce soprattutto da un buon andamento climatico che si è registrato nel corso dell’intero anno, con piogge abbondanti nel periodo invernale e con temperature regolari durante la fase primaverile ed estiva e, non ultimo, le piogge di fine agosto che sono state un toccasana per i vigneti.

Per quanto riguarda le contrattazioni all’ingrosso si registra – vista l’abbondanza della materia prima disponibile sul mercato – un calo delle quotazioni mediamente valutato intorno al 30% per i mosti e i vini generici, mentre per i vini a denominazione di origine e a indicazione geografica la diminuzione si attesta al 15 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Nel frattempo, arrivano buone nuove anche dal Wco, l’Organizzazione mondiale delle Dogane, che ha deciso di rivedere la definizione doganale di vino sfuso, non considerando tale il prodotto confezionato in contenitori da 2 a 10 litri. «Una decisione estremamente importante – sostiene Federico Castellucci, il direttore generale dell’Oiv, l’Organizzazione internazione del vino – tanto per l’industria vitivinicola quanto per i consumatori».

La nuova nomenclatura di riferimento, infatti, permetterà di aumentare la trasparenza del mercato e di ottenere maggiore chiarezza e precisione nella raccolta dei dati statistici su questo tipo di prodotti.

Le esportazioni di vino sfuso, sottolinea l’Oiv, sono infatti notevolmente cresciute negli ultimi anni e nel 2012 hanno raggiunto i 37 milioni di ettolitri, cioè quasi il 40% del commercio globale di vino. Da qui la necessità di distinguere in maniera più puntuale il vero vino sfuso da quello commercializzato in contenitori di capacità compresa tra i 2 e i 10 litri, ossia i cosiddetti «bag in box».
Giorgio Petta

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