Allo Ior una rivoluzione ai vertici

Allo <strong>Ior</strong> una rivoluzione ai vertici

Il Papa rinnova la commissione cardinalizia

papa_francescoPapa Francesco rimette le mani sullo Ior e, a circa un mese dal rapporto della Pontificia di Commissione di referenza che porterà sul tavolo del pontefice le conclusioni sulla cosiddetta “banca vaticana”, cambia quasi tutti i membri della commissione di cardinali che approva i bilanci e vigila sulla fedeltà dell’istituto alle norme statutarie.

Entrano tra i membri il segretario di Stato Pietro Parolin (che sarà cardinale dal prossimo 22 febbraio); l’arciprete di Santa Maria Maggiore Santos Avril y Castellò; l’arcivescovo di Toronto Peter Cristopher Collins; l’arcivescovo di Vienna Cristoph Schoenborn. Unico confermato, Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, diplomatico fine che rappresenterà un po’ la cerniera tra il passato e il presente dell’Istituto.

La nomina della nuova commissione segnala che Papa Francesco ha deciso di prendere in mano la situazione.

Si pensava avrebbe aspettato almeno il 13 febbraio per nominare i nuovi membri della commissione cardinalizia, ma ha deciso di anticipare anche le conclusioni della pontificia commissione di referenza. L’ultima riunione della vecchia commissione, rinnovata da Benedetto XVI il 16 febbraio dello scorso anno, poco prima della fine del suo pontificato, ha avuto luogo lo scorso 13 gennaio.

Colpisce che per la prima volta dopo tanti anni non c’è tra i membri della commissione cardinalizia dello Ior il presidente dell’Apsa, l’altro “istituto finanziario” vaticano, in realtà più una autorità pubblica. Ma la presenza dell’Apsa rispondeva ad una politica istituzionale basata sulla collegialità che si tendeva a trasportare anche sul ramo finanziario. Questa politica rischiava però di dare adito a un possibile conflitto di interessi, perché la presenza dell’Apsa nei ranghi dello Ior faceva sì che non si riuscisse bene a distinguere da autorità pubblica (Apsa) e istituto finanziario (Ior). Questo è dovuto anche alla politica di trasparenza finanziaria della Santa Sede iniziata da Benedetto XVI, che ha portato il Vaticano ad avere un sistema finanziario aderente agli standard internazionali e allo stesso tempo in linea con le peculiarità dello Stato.

Si aspetta ora una più generale riforma delle finanze vaticane. Il card. Maradiaga, coordinatore del Consiglio dei Cardinali (gli otto cardinali nominati da Papa Francesco per consigliarlo su una possibile riforma della Curia) ha parlato più volte dell’idea di creare un vero e proprio ministero delle finanze vaticano, in modo da trasportare sotto un unico ente tutte quante le competenze finanziarie delle amministrazioni della Santa Sede.

A.G. lasicilia

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