Francesco, figlio segreto del capomafia Matteo Messina Denaro

Francesco, figlio segreto del capomafia Matteo Messina Denaro

Si chiama Francesco, come il nonno, il secondo figlio di Matteo Messina Denaro, 52 anni, il superboss di Castelvetrano latitante dal 1993.

matteo_messiana_denaroNessuno sapeva della sua esistenza fin quando il nome del ragazzino, che oggi ha una decina di anni, è saltato fuori nelle conversazioni tra i congiunti del capomafia intercettate dagli investigatori. Della figlia naturale, Lorenza Alagna, 18 anni il prossimo 17 dicembre, si sapeva da tempo. Il 26 aprile 2013, il giorno del compleanno di “Matteuccio”, Lorenzina ha pubblicato nel proprio profilo Facebook un cuore rosso senza alcun commento.

La ragazza, che porta il nome della nonna paterna, Lorenza Santangelo, non avrebbe mai visto il padre. «Se io le dovessi dire cosa si prova nel non conoscere i propri figli – ha scritto lo stesso Matteo Messina Denaro il 30 settembre 2005 in una lettera inviata a “Svetonio”, l’ex sindaco di Castelvetrano Antonio Vaccarino – non saprei cosa dirle, posso però affermarle, con assoluta certezza, che essere genitore, padre o madre che sia, e non conoscere i propri figli, è contro natura».

Nell’agosto dello scorso anno, Lorenzina avrebbe convinto la madre, Francesca Alagna, a lasciare Castelvetrano per andare a vivere lontano. Fino ad allora entrambe avevano vissuto in casa della nonna, Lorenza Santangelo, vedova del “patriarca” Francesco Messina Denaro.

La fama di impenitente playboy accompagna da sempre “Matteuccio”, soprannominato “Diabolik”, “U siccu” oppure “Alessio”, come si firmava nei “pizzini” che scriveva a Bernardo Provenzano. Anche Francesco, nato nel 2004 o nel 2005, è frutto di una relazione d’amore, questa volta con una donna di Castelvetrano. Di lui si parla in diverse conversazioni intercettate nell’ambito delle indagini per la cattura del boss. In alcune di esse si fa riferimento alla necessità di accertamenti per l’individuazione del suo Dna, in modo da non avere dubbi sulla paternità.

Giorgio Petta la sicilia

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