Greenpeace, la denuncia a Palermo: “Frane, tsunami gasdotti fragili e incendi i rischi delle trivellazioni”

<strong>Greenpeace, la denuncia a Palermo</strong>: “Frane, tsunami gasdotti fragili e incendi i rischi delle trivellazioni”

Rischio di frana sottomarina e tsunami, altissimo rischio incidente dei gasdotti preesistenti, rischio incendio in piattaforma. Sono i rischi principali derivanti dalle trivellazioni nel Canale di Sicilia ai quali non si fa cenno negli studi di Regione siciliana e ministero che hanno rilasciato i permessi alle trivelle off shore in Sicilia.

Greenpeace_Palermo_Trivelle_SiciliaLo denuncia Greenpeace ormeggiata da sabato al porto di Palermo: l’organizzazione ambientalista ha portato nel Mediterraneo la Rainbow Warrior, l’imbarcazione che gira i mari contro le trivellazioni. Greenpeace ha già avviato la procedura per presentare un ricorso e chiede aiuto alle amministrazioni locali e alle associazioni di categoria per fermare – dicono – questa follia.

«Questo decreto è scandaloso. La commissione che doveva valutare il rischio ambientale delle trivellazioni non lo ha fatto e non ha preso in considerazione il rischio da incidente rilevante», afferma Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace. «Lo stesso decreto dichiara che stiamo parlando di impianti ad alto rischio industriale: è gravissimo che siano stati autorizzati quando ancora non sappiamo nemmeno quali sono gli scenari da valutare».

Il decreto autorizza inoltre attività rischiose in un’area tutelata, il Biviere di Gela, che include numerosi siti della rete “Natura 2000”, nei quali sono consentiti solo interventi necessari per motivi di salute dell’uomo e sicurezza pubblica. Vi sono inoltre almeno otto siti “Natura 2000” a poche decine di chilometri dal progetto, su molti di essi non è stata nemmeno fatta una valutazione degli impatti di otto pozzi, una piattaforma e vari gasdotti al largo della costa tra Gela e Licata.

Il decreto ignora infine il parere negativo della Regione siciliana che, fino a maggio 2013 si è opposta, con delibere di Giunta e documenti degli uffici tecnici, alla proliferazione delle trivelle ritenendo che esse «porterebbero benefici praticamente nulli per la collettività e per il comparto dell’industria della pesca e del terziario turistico avanzato, mentre altissimi potrebbero risultare i potenziali costi relativi alla sostenibilità ambientale ed economica».

Per rispondere a queste preoccupazioni il decreto prevede un fantasmagorico progetto di comunicazione sui valori del paesaggio e del patrimonio naturale a carico di Eni. «Fa riflettere il fatto che l’intesa di Crocetta con i petrolieri sia stata firmata proprio lo scorso 4 giugno, lo stesso giorno della pubblicazione del decreto che approva il progetto “Off-shore Ibleo”. Ovviamente, sulla Regione, che pure viene ridicolizzata da questo decreto, non possiamo più contare. Tocca ai sindaci dei territori coinvolti, e alle associazioni,
intervenire subito per fermare questa follia» conclude Giannì.

Il sindaco di Palermo, nonché presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, ha espresso il proprio appoggio alla denuncia presentata da Greenpeace e assicurato che si farà portavoce nei Comuni interessati della necessità di presentare un ricorso contro il decreto. Mentre il sindaco di Scicli ha confermato la volontà di partecipare al ricorso. «La Regione non risponde più alle esigenze dei siciliani. È ormai lontana dai suoi cittadini in questo settore come in altri. E’ una distanza generale quella che si avverte – dice Orlando -: Palermo e i Comuni siciliani che rappresento quale presidente Anci Sicilia sono da sempre con Greenpeace. Siamo stati in prima linea per la liberazione di 30 attivisti che erano stati arrestati per una azione dimostrativa. E oggi siamo con Greenpeace per difendere il Mediterraneo».

Greenpeace ha chiesto all’Anci Sicilia di valutare la possibilità di ricorrere in rappresentanza dei Comuni che potrebbero essere in futuro interessati dalle trivellazioni. La Rainbow Warrior, che ha appena concluso a Palermo il suo primo giro del mondo, è la prima nave realizzata esclusivamente per iniziative di natura ambientale. E’ costata 22 milioni di euro ma rappresenta un esempio di investimento sostenibile perché naviga limitando al minimo l’impatto ambientale e l’uso dei combustibili fossili. Alessandra Galioto la sicilia

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