PSR 2014 – 2020: Uno Strumento ma non una Politica

<strong>PSR 2014 – 2020</strong>: Uno Strumento ma non una Politica

Riceviamo e pubblichiamo un importante documento di Guido Bissanti sul futuro PSR 2014-2020 (Piano di Sviluppo Rurale) che pur proponendo alcuni suggerimenti tecnici in materia pone l’accento sulla necessità, da parte della Politica Regionale, di valutarlo per lo strumento che è (Sistema di Investimenti ed aiuti).

Guido Bissanti
Guido Bissanti

Il dibattito che, come al solito si sta accendendo tende invece a sottacere le necessarie azioni politiche che la Regione Siciliana dovrebbe porre (in applicazione dello Statuto Regionale).

L’agricoltura va sottoposta a giuste e corrette regole senza le quali le conseguenze stanno ponendo una questione sociale ed ambientale senza precedenti e pensare di porre rimedi solo con l’aiuto di Bandi europei è l’ennesimo errore che si potrebbe rivelare fatale.

Guido Bissanti: “…. Purtroppo stiamo assistendo ad un dibattito sul PSR che sta facendo fuorviare la questione politica sull’agricoltura e questa è una gravissima responsabilità del Parlamento Regionale Siciliano …..

 

1.   Premessa

Per poter fare una corretta ed attenta valutazione dell’argomento che stiamo trattando, cioè il PSR 2014 – 2020, è opportuno sottolinearne il suo valore strategico e politico nei riguardi del sistema sociale e di quello agro ambientale.

Sarebbe comunque erroneo pensare che il PSR (Piano di Sviluppo Rurale) da solo possa rappresentare uno strumento di indirizzo, evoluzione, cambiamento di questo settore.

Il PSR (come definito dalla Commissione Europea) “è il principale strumento di programmazione e finanziamento per gli interventi nel settore agricolo, forestale e dello sviluppo rurale”; ma il PSR non contiene all’interno elementi di indirizzo politico tali da correggere le evidenti anomalie e difficoltà che caratterizzano il mondo dell’agricoltura e del sistema agroalimentare. Tant’è che definirlo “principale” strumento da parte della Commissione Europea è di per se un errore di valutazione di ordine politico.

Basti pensare all’incredibile impoverimento che sta caratterizzando questo comparto (emigrazione ed aumento dell’età media degli addetti del settore, diminuzione progressiva della fertilità dei suoli: circa 6-7 ha al giorno solo in Sicilia, perdita della biodiversità, ecc.) per comprenderne la vastità della questione. Per questo da anni mi impegno affinché tale dibattito entri pienamente nell’agenda dell’intera Assemblea Regionale che può in virtù degli articoli dello Statuto Regionale operare in autonomia.

Tra questi ne cito due che ci danno competenze:

Articolo 14: in materia di legislazione esclusiva sull’agricoltura e foreste;

Articolo 17: in materia di igiene e sanità pubblica.

Questa premessa mi sembrava doverosa per non enfatizzare eccessivamente il ruolo del PSR senza comunque disconoscerne alcune potenzialità.

Tale potenzialità va però indirizzata, regolamentata, allineata alle esigenze di una sostenibilità degli interventi e degli investimenti.

La Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali, coordinando i nove Ordini Provinciali della Sicilia si è mossa per tempo per indicare le proposte  ed i correttivi necessari al buon funzionamento del PSR 2014-2020. In tali documenti vengono affrontati nell’interezza le questioni oggetto del futuro PSR; In questo contributo intendo invece sottolineare quegli aspetti che ritengo basilari.

 

2.   Parametri di Spesa e Doping Finanziario

A proposito degli investimenti va considerato che l’uso della finanza in qualunque attività umana va correlato alla capacità di quell’attività a rigenerare il flusso finanziario che è stato immesso in essa. In poche parole se un’azienda agricola può generare (in condizioni di sostenibilità) per es. un reddito di 100 non possiamo immettere un flusso finanziario di 110 perché in questo caso opereremmo un vero e proprio doping.

Tale doping finanziario ha, non solo ripercussioni negative sugli andamenti economici futuri, ma provoca di certo un degrado esponenziale di altri fattori quali: la fertilità del suolo (per via delle accelerazioni imposte al sistema) l’agonia o la morte finanziaria dell’imprenditore, ecc..

Per tale motivo è necessario che gli investimenti da attuare nelle aziende siano correlati a parametri di spesa che contemplino la reale capacità della cellula aziendale a rigenerare (in un tempo pari agli effetti dell’investimento) l’investimento stesso.

Per fare un altro esempio se la realizzazione di un oliveto costa 8.000 euro per ettaro, sarà utile introdurre questo parametro di spesa, come tetto massimo,  che consentirà altresì, in fase di rendicontazione dei lavori, di snellire notevolmente le procedure burocratiche e di diminuire drasticamente il costo burocratico (si stima che mediamente una istruttoria burocratica costi dai 10.000 ai 15.000 euro, oltre agli altri costi legati a tutto l’iter di approvazione del PSR fino alla predisposizione dei Bandi).

 

3.   Punteggi del PSR e VAS

In fase di predisposizione del PSR ci si è preoccupati della sostenibilità ambientale, tale procedura è regolamentata dalla direttiva 2001/42/CE che impone la Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

Senza entrare nel merito dell’applicazione di questa procedura mi pare opportuno sottolineare come anche i punteggi da stabilire debbano allinearsi a queste modalità andando a privilegiare quelle attività e quegli investimenti che vanno nella direzione della sostenibilità degli interventi e degli investimenti.

A tal proposito mi pare prioritario il recupero della biodiversità (pensate che in 100 anni sono scomparse il 75 % delle varietà coltivate) ed in quello del recupero di alcuni ecosistemi, i quali microecosistemi avevano in passato un ruolo fondamentale negli equilibri biologici aziendali; con l’avvento della moderna agricoltura circa 10.000 anni di esperienza sono stati stracciati e buttati nel cestino, con le conseguenze che vediamo.

In definitiva il PSR deve riconoscere valore addizionale a quegli investimenti che vadano verso il recupero della naturalità, così come ritengo opportuno che siano dati punteggi aggiuntivi a quei modelli agricoli che vengono a fondarsi su caratterizzazioni di processo produttivo e di trasformazione dei prodotti (per es. mulini in pietra, tecniche di salvaguardia del suolo, aumento della biodiversità interna delle aziende, e così via).

 

4.   La Cauzione provvisoria

Necessità di introdurre la Cauzione provvisoria in tutti i Bandi del PSR 2007-2014. Commisurando tale Cauzione ad un parametro proporzionale all’investimento o all’aiuto in oggetto.

Negli appalti pubblici viene applicata, ai sensi dell’articolo 75 del D.lgs. 12 aprile 2006 n. 163, in recepimento delle direttive europee del 2004, sulle procedure degli Appalti Pubblici, la Cauzione provvisoria.

Tale cauzione è una forma di garanzia dell’Ente appaltante per garantire la serietà e la congruenza del progetto.

L’introduzione della Cauzione darebbe dei benefici di notevole portata di cui, per citarne uno tra gli altri, la bontà dei progetti in graduatoria e la facilità di scorrimento delle stesse.

 

 5.   Conclusioni

Per concludere questa piccola disamina sulle migliorie o adeguamenti da apportare al PSR e sul ruolo reale dello stesso, non ho citato volutamente i punteggi per le chiusure delle filiere (che sono ovvii) ma anche li dobbiamo porre molta attenzione alla parametrazione degli stessi. Altrimenti facciamo soltanto del male alle aziende siciliane nella misura in cui pur di avere riconosciuto il punteggio chiudiamo filiere con spese non sostenibili (ecco perché i parametri sono fondamentali).

Voglio invece qui, e con maggiore sottolineatura, chiarire come il PSR sia uno strumento di programmazione e finanziamento per gli interventi nel settore agricolo, forestale e dello sviluppo rurale ma non è uno strumento di Politica Agricola, questa può essere solo indirizzata da Regole che pongano i giusti correttivi alle pericolose frenesie dei mercati e della finanza, consentendo una salvaguardia non solo e tanto degli operatori del settore ma soprattutto dei cittadini succubi di un sistema agroalimentare in balia dei grandi gruppi commerciali.

Ogni giorno di più stanno aumentando i costi dello Stato (e la qualità della vita) per le conseguenze indesiderate di una qualità alimentare fuoriuscita dai binari della naturalità.

Il Parlamento della Regione Siciliana, in virtù del suo Statuto può e deve pensare a regole di tutela e salvaguardia, che poi (come ho scritto nella sezione del mio sito: http://www.ecosostenibile.org/riforma.html) sarebbero anche di semplice attuazione.

Purtroppo stiamo assistendo ad un dibattito sul PSR che sta facendo fuorviare la questione politica sull’agricoltura e questa è una gravissima responsabilità del Parlamento Regionale Siciliano.

Io credo che dobbiamo uscire dall’equivoco che l’attività agricola e quelle correlate possano essere svolte al di fuori dei ritmi della natura e delle esigenze sociali.

I teoremi aberranti che l’economia venga pilotata dai mercati o dalla finanza stanno conducendo questa Storia alla fine dei suoi capitoli e siccome sono un Uomo di speranza sono convinto che dobbiamo riscrivere una Storia nuova.

Un Storia dove sopra ogni aspetto della finanza o dei mercati venga posto l’Uomo, cioè la Politica.

La Politica deve riappropriarsi delle regole sapendo che sono solo queste a cui dobbiamo obbedire e non alle leggi dei mercati o della finanza. Sapete perché?

Perché la prima obbedienza ci fa liberi, la seconda ci rende schiavi.

 Guido Bissanti *

 

 

* Attuale Consigliere dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della provincia di Agrigento e già presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della provincia di Agrigento, presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sicilia, componente del Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali e, in rappresentanza del Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali, del Comitato degli Ingegneri Agronomi Europei (CEDIA) con sede a Bruxelles e del Comitato delle Associazioni degli Ingegneri Laureati Europei (CLAIU) con sede a Bruxelles.

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