Guido Bissanti: “La chimica che uccide ed il dissesto idrogeologico”

<strong>Guido Bissanti</strong>: “La chimica che uccide ed il dissesto idrogeologico”
Guido Bissanti
Guido Bissanti

Riceviamo e pubblichiamo l’ultimo intervento di Guido Bissanti su una delle cause del Dissesto Idrogeologico sottaciute, purtroppo da gran parte dei Media, ma di proporzioni oramai spaventose.

La chimica che uccide ed il dissesto idrogeologico.

Negli ultimi anni, e con una progressione di eventi preoccupante e spaventosa, stiamo assistendo ad un fenomeno che, oltre ad allarmarci per la sua natura catastrofica, ha causato e purtroppo continuerà a causare lutti, sofferenze e dolori.
I motivi che stanno conducendo a questo stato dei fatti sono molteplici e spesso correlati. Quasi sempre per speculazione e sciacallaggio politico si punta il dito su alcuni aspetti, qualche volta enfatizzandoli ma quasi mai prendendo provvedimenti o soluzioni concrete.

L’obiettivo politico della classe dirigente europea e mondiale (sottacendo per pudore quella italiana) non è quasi mai nella direzione di soluzioni “omeopatiche” ma quasi sempre in quella di interventi momentanei, come i pazienti che per lenire il mal di testa usano un analgesico senza andare a curare la reale causa del sintomo.
Il dissesto idrogeologico è un fenomeno multifunzionale alla base del quale, uno dei eventi scatenanti è l’intervento antropico irrazionale.

Le condizioni meteorologiche e le variazioni climatiche non sono che una causa marginale del dissesto idrogeologico. Le origini del fenomeno sono infatti di natura antropica. Tra le prime c’è l’eccessivo consumo di suolo, unito a pratiche come la cementificazione e la conseguente deforestazione.

Negli ultimi 50 anni la perdita di suolo (sia in termini di superfici idonee che in termini di trasporto solido) hanno visto la sottrazioni di una superficie che viene stimata oltre il 30 % dell’originaria superficie agro-forestale, ritenuta stabile negli ultimi 10.000 anni.

Questo dato, di per se allarmante e su cui i Governi si dovrebbero fermare per trovare soluzioni idonee, è generato da un modello di “uso del suolo” miope e irresponsabile. Senza troppi giri di parole i nostri figli avranno, per nutrirsi e per vivere, una superficie (ad oggi) del 30 % in meno.

Tra i maggiori responsabili di questo fenomeno ne annoveriamo, in questo contributo, uno che spesso passa in secondo ordine, per non essere in molti casi totalmente sottaciuto.

Mi riferisco alla salinizzazione* dei suoli e alla contemporanea perdita di sostanza organica.
Questi due fenomeni sono ad alta correlazione e legati ad un uso irrazionale delle acque di irrigazione e dei fertilizzanti chimici. Tali tecniche se da un lato conducono ad un apparente aumento della fertilità (maggiori produzioni istantanee) dall’altro (già nel breve periodo) provocano una diminuzione della sostanza organica (per una serie di fenomeni di origine fisico-chimica e biologica).

L’azione congiunta della salinizzazione dei terreni e della diminuzione della sostanza organica sta conducendo sempre più (e non solo nelle regioni aride) ad una perdita delle caratteristiche fisiche e meccaniche dei suoli rendendoli molto vulnerabili e poco resistenti alle sollecitazioni di natura atmosferica (piogge e venti).
Nel fenomeno della salinizzazione, oltre all’irrazionale uso delle acque (spesso non idonee qualitativamente all’uso irriguo) va sottolineato il ricorso ai “fertilizzanti” chimici ed ai fitofarmaci che provocano un’azione congiunta di aumento esponenziale della salinità dei suoli e di loro inaridimento biologico**.

L’apparente aumento della fertilità del suolo e delle produzioni agricole (con tali tecnologie) è un boomerang impressionante che richiede varietà e fertilizzanti chimici sempre più “aggressivi”.
Facendosi forza su questa non informazione le multinazionali della chimica e del DNA stanno spingendo nella direzione degli OGM e dei fitofarmaci sempre più selettivi mettendo in essere una catastrofe ecologica, territoriale, ambientale ed umana senza precedenti.

In una ipotetica aula di un Tribunale Internazionale dovrebbero sedere da una parte i cittadini inermi (spesso disinformati e disattenti) e dall’altra le Multinazionali della Morte ed i Governi compiacenti; il Giudice di questo tribunale sarà la Storia ma la sentenza mi sembra oramai scontata.

Guido Bissanti

 

AA.VV. (2009) – Agricoltura sostenibile e conservazione del suolo – Processi di degrado del suolo – Scheda informativa n. 4 – European Soil Portal – Soil Data and Information Systems.
Bissanti G. (1999) – Sviluppo Rurale e Rinascimento Politico – Nuova Ipsa Editore – Palermo.
Scesi L., Papini M., Gattinoni P. (2003) – Rischio idrogeologico in Geologia Applicata – Casa Editrice Ambrosiana – Milano.
Gisotti G. (2012) Il dissesto idrogeologico. Previsione, prevenzione e mitigazione del rischio – Dario Flaccovio Editore – Palermo.
Napoli R., Vanino S. (2011) – Valutazione del rischio di salinizzazione dei suoli e di intrusione marina nelle aree costiere delle regioni Meridionali in relazione agli usi irrigui – INEA – Roma.

* In agraria, accumulo di sali (cloruri, carbonati, solfati) nel terreno in quantità tale da renderlo inadatto alle colture.
** Tale fenomeno è alla base della diminuzione microbiologica, con conseguente perdita delle caratteristiche meccaniche (oltre che biologiche), dei suoli.

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