Petrolio: primo ok del ministero alle trivellazioni nel Canale di Sicilia

<strong>Petrolio</strong>: primo ok del ministero alle trivellazioni nel Canale di Sicilia

Concessione di 20 anni nel Canale di Sicilia al progetto Off shore Ibleo di Eni ed Edison. Gela a favore
Greenpeace: «È da irresponsabili, faremo ricorso». Barone (Uil): «Non possiamo sprecare le risorse».

La “guerra delle trivelle” in Sicilia si arricchisce di un nuovo capitolo a favore dei petrolieri. Il ministero dello Sviluppo economico ha rilasciato il primo via libera a una concessione di coltivazione di idrocarburi, della durata di 20 anni nel Canale di Sicilia.

Ampliamento A est dello Jonio e a sud-est del Canale di Sicilia Come si vede nella mappa allegata al decreto, alla zona marina "C" si aggiunge adesso l'estensione nella zona marina "C-settore sud"

E’ il progetto denominato “Off shore ibleo” di Eni e Edison. Al largo della coste delle province di Caltanissetta, Agrigento e Ragusa, tra Ragusa, Gela e Licata, per un’area di oltre 145 chilometri quadrati, via libera alla ricerca di giacimenti di gas.

Entro un anno potrebbero iniziare i lavori del progetto “Off shore ibleo” che prevedono otto pozzi, di cui due esplorativì(Centauro 1 e Gemini 1) una piattaforma e vari gasdotti.

Sono i primi effetti del decreto Sblocca Italia ma anche dell’accordo siglato al ministero dello Sviluppo economico il 6 novembre scorso sulla riconversione della raffineria gelese che è condizionato alle autorizzazioni a trivelle e ad una nuova piattaforma.

Il sì al progetto Off shore ibleo è giunto senza considerare il parere contrario degli ambientalisti con Greanpeace in testa e dei Comuni interessati che hanno presentato ricorso al Tar del Lazio appena due mesi fa. Tra questi Comuni non c’è Gela che, invece, alla luce dell’intesa siglata con Eni al ministerio dello Sviluppo economico ha tutto l’interesse che le trivelle entrino in azione. Altrimenti addio alla bioraffineria e agli altri progetti finalizzati a mantenere la presenza di Eni nel sito industriale per 60 anni dominato e rovinato dal petrolio. Il “cane a sei zampe” resta a Gela ma con l’intenzione di investire in gran parte nella ricerca ed esplorazione di giacimenti di gas. Ed una di quelle piattaforme, la Prezioso K, si farà a Gela,

Furenti gli ambientalisti.
«Questa autorizzazione è un chiaro segnale che il ministero dello Sviluppo non intende prendere in alcuna considerazione la volontà del territorio, ma solo favorire gli interessi delle grandi compagnie petrolifere – afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace -. Con il nostro ricorso al Tar abbiamo mostrato che la compatibilità ambientale a questo progetto è stata concessa con valutazioni carenti e inaccettabili. Proseguire nell’iter autorizzativo è da irresponsabili. Faremo ricorso anche contro questo nuovo provvedimento e invitiamo tutti coloro che sono interessati a fermare le trivellazioni a unirsi a noi. È necessario che il territorio si mobiliti».

Non la pensa così il presidente della Regione Rosario Crocetta che difende i suoi recenti accordi con i petrolieri e l’intesa sulla riconversione sito di Gela contro quelle forze polititiche che all’Ars si mettono di traverso. Nel mondo sindacale c’è chi la pensa come lui e c’è chi sceglie la via di mezzo.

Come il leader della Fiom Maurizio Landini. «Il protocollo dell’Eni per Gela che autorizza nuove trivellazioni? Il problema è trovare il modo che questo avvenga senza mettere in discussione l’equilibrio ambientale», ha detto Landini che però non accetta che la raffinazione non si faccia laddove si effettuano le trivellazioni come ormai succede a Gela dopo 60 anni dalla nascita del petrolchimico ad opera di Enrico Mattei.

Difensore delle trivelle è il segretario Uil Claudio Barone. «La Sicilia non può permettersi di sprecare le proprie risorse. Se ci sono petrolio e gas, dobbiamo poterli sfruttare in condizioni di massima sicurezza e tutelando prima di tutto l’ambiente. Ma non possiamo essere – ha detto Barone – l’unico Paese al mondo che rinuncia in modo preventivo a questo tipo di investimenti. Due miliardi di euro di prospezioni petrolifere e piattaforme significano lavoro per migliaia di chimici, metalmeccanici ed edili. Bisogna fare in modo che da queste attività, la Sicilia tragga le maggiori risorse possibili evitando però di bloccare gli investimenti e fare scappare gli investitori».

Al momento nella guerra delle trivelle 1 a 0 per i petrolieri.

Maria Concetta Goldini de La Sicilia

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