Province di Sicilia, la riforma

<strong>Province di Sicilia</strong>, la riforma

Tre città metropolitane e sei «aree vaste»: di fatto rimangono i nove ambiti attuali.

Forse la telenovela della riforma delle province è arrivata a conlusione. Il testo presentato dall’assessore Ettore Leotta, concordato dalla maggioranza, e depositato ieri mattina in commissione Affari istituzionali targato Udc, è nettamente diverso da quelli presentati dal governo.

abolizione_province_siciliaIn buona sostanza, il testo su cui si discute è quello già proposto dal presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che recepisce la legge Delrio già in vigore a livello nazionale: non si divide la Sicilia in pillole come previsto dai testi precedenti del governo regionale, con l’istituzione di liberi consorzi di comuni con il solo limite di 150 mila abitanti, ma nascono le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina che corrispondono alla delimitazione delle attuali rispettive province.

Si istituiscono sei consorzi di comuni chiamati «aree vaste» corrispondenti al territorio delle altre sei province siciliane: Agrigento, Siracusa, Trapani, Caltanissetta, Ragusa ed Enna. Se qualche comune intende staccarsi da questo territorio potrà farlo liberamente purché sia contiguo all’area vasta cui intende aderire. Ed in ogni caso dovrà rispettare tutte le procedure compreso il referendum.

A questo proposito va ricordato che i comuni di Gela, Niscemi e Piazza Armerina che avevano aderito al libero consorzio di Catania anzicchè alla città metropolitana di Catania, così come il comune di Licodia Eubea che aveva aderito al consorzio di Ragusa anzicchè alla città metropolitana di Catania, potranno esprimere la volontà di rientrare nell’area vasta di provenienza con una nuova delibera dei rispettivi consigli comunali a maggioranza di due terzi da definire entro sei mesi dall’entrata in vigore della nuova normativa.

Tratto da La Sicilia – Giovanni Ciancimino

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