Nicolosi e Mascalucia. In viaggio alle pendici dell’Etna alla ricerca delle rimembranze del tempo

<strong>Nicolosi e Mascalucia</strong>. In viaggio alle pendici dell’Etna alla ricerca delle rimembranze del tempo
Nicolosi Santuario Madonna Consolazione

È a buon diritto definito «Porta dell’Etna». Nicolosi a una quindicina di chilometri dal capoluogo è il luogo ideale per una salutare passeggiata domenicale. Aria buona e atmosfera accogliente, Nicolosi ha subito tutte le vicissitudini che comporta la vicinanza dell’Etna a cui, nei secoli, è stato accomunato negli umori e nei destini.

Di questi destini, spesso di distruzione, è impregnata la sua storia plurisecolare e la sua economia la quale, nelle vicende seguite ad ogni eruzione ha saputo sempre trasformarsi e rinnovarsi e, nel tempo, da una economia originariamente agricola e pastorale, dar vita ad una struttura con prevalente carattere turistico-commerciale. Punto base naturale ed autentica Porta dell’Etna, Nicolosi ha accolto dal ’700 in poi tutta l’elite europea di scrittori, scienziati, escursionisti e uomini di cultura, assicurando assistenza ed ospitalità. Da visitare: il Monastero di S. Nicola (XII sec.), la barocca Matrice. L’antico Monastero di San Nicola sorge a pochi chilometri dal paese. Sul portone d’ingresso principale campeggiava lo stemma dell’ordine benedettino, un libro con il motto «Ora Et Labora».

Quando il Monastero divenne Abbazia, qui si creò un austero centro di vita monastica in cui soggiornavano anche ospiti illustri appartenenti ai nobili casali dell’epoca. La Chiesa Madre, come ci appare oggi, intitolata allo Spirito Santo, è stata costruita su progetto del Vaccarini nella prima metà del ’700, dopo che gli eventi catastrofici del 1669 ed i successivi del 1693 avevano praticamente distrutto la precedente costruzione. Il prospetto cambiò poi alla fine dell’800 secondo il gusto della moda ottocentesca in arenaria bianca. Il campanile, invece, non ha subito modifiche rispetto al 1721 probabile data di costruzione. Nel rispetto della tradizione, all’inizio della Quaresima, nella Chiesa Madre l’altare viene nascosto da una Tela che viene fatta cadere il giorno della S. Pasqua. La Tela databile al 1846 è stata cucita dalle “Pie Donne” di Nicolosi, è in lino ed ha una altezza di oltre venti metri nonché una larghezza di circa otto metri. Più in basso a valle sorge Mascalucia, l’antico centro medievale gravemente danneggiato dall’eruzione del 1669 e, successivamente, nel 1818, distrutto da un violento terremoto.

L’origine del suo nome si deve alla deformazione di «maniscalcia» che richiama alla memoria l’attività connessa all’allevamento di cavalli. Anche se intorno al 324 Mascalucia era forse chiamata Massalargia dal latino Massa (villaggio) e largia (dono), cioè data in dono all’Imperatore Costantino alla Santa Sede. Da visitare, la Chiesa Madre (Santuario della Madonna della Consolazione) con un pregevole portale in pietra lavica e la 400esca chiesa di S. Antonio Abate nel cimitero del paese. L’impostazione architettonica della chiesa Madre è di stile normanno siculo, come molte chiese della zona pedemontana etnea. Il portale è protetto da due colonne lavorate in pietra lavica. L’interno è a pianta basilicale, con transetto a tre navate risale agli inizi del secolo scorso ed è opera del vicario, sacerdote Vito Longo. Al suo interno si possono ammirare diverse opere d’arte di un certo pregio tra cui la balaustra dell’altare in marmo, il cancelletto della balaustra in legno dorato, il pulpito e l’organo sempre in legno, nella Cappella del Sacro Cuore un altare della Esposizione, realizzato in legno dorato, un quadro sopra tavola raffigurante la “Madonna delle Grazie”. Un campanile cuspidato si erge sulla facciata che acquista rilievo plastico e spessore prospettico dovuto alla scansione ritmica degli archetti che lo rifiniscono.
Fonte: LaSicilia

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