15 Maggio 1946: 73° Anniversario dello Statuto dell’Autonomia Siciliana

15 Maggio 1946: 73° Anniversario dello Statuto dell’Autonomia Siciliana

Al Politeama di Palermo le celebrazioni organizzate dalla Regione: il mondo della scuola protagonista.

«Vogliamo un’Autonomia della responsabilità e non certo dei privilegi, un’Autonomia che trovi finalmente una sua corretta e piena applicazione. Nelle intenzioni dei padri fondatori doveva rappresentare una straordinaria opportunità per recuperare il divario tra la Sicilia a le regioni del nord e invece è spesso diventata un vergognoso paravento per coprire politiche scellerate e non certo improntate a uno sviluppo serio e concreto».

Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che al Teatro Politeama, a Palermo, ha preso parte alle celebrazioni organizzate in occasione del 73° anniversario dell’Autonomia siciliana. Una giornata che ha visto protagonista il mondo della scuola.

Sul palcoscenico del teatro palermitano gli studenti si sono esibiti sul tema dell’identità siciliana attraverso l’esperienza statutaria regionale. La manifestazione, dal titolo “Scuola e cultura regionale in Sicilia”, è stata realizzata su iniziativa del governatore Musumeci e dell’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla, con la collaborazione del Liceo classico “Umberto I” di Palermo.

«Dopo tanto tempo – ha spiegato il presidente della Regione – il nostro Statuto va rivisitato e va contestualizzato con le norme nazionali ed europee ma, soprattutto, deve essere applicato con passione e con amore. E per farlo occorre, anzitutto, conoscerlo ed ecco perchè, insieme all’assessore Lagalla, abbiamo pensato di incontrare centinaia di ragazzi: vogliamo che apprendano le norme dell’Autogoverno, che le apprezzino e che possano sentirsi co-protagonisti di questo rilancio dell’Autonomia siciliana».

«Abbiamo pensato di introdurre nell’insegnamento scolastico uno spazio dedicato alla Sicilia – ha rivelato Musumeci -. Non si tratta di sciocco protezionismo, di sciocco provincialismo, ma del diritto di ciascuno di noi, in un mercato sempre più globalizzato, a rivendicare la nostra identità. Una parola magica, una colla che lega un uomo a un territorio, che ci fa diversi e della diversità fa un valore per la coesione nazionale».

«I giovani devono capire da dove arrivano per poter progettare dove andare – ha aggiunto -. Nel nostro dialetto non esiste la coniugazione al futuro perché il nostro popolo è stato educato nei millenni, con ben dodici dominazioni, a vivere nella rassegnazione del presente. Siamo un popolo di rassegnati, il nostro più antico nemico è la rassegnazione».

Nel corso della mattinata si sono susseguiti interventi canori e artistici degli allievi di alcuni istituti scolastici che hanno rappresentato le peculiarità della tradizione linguistica e culturale dell’Isola, fra questi: il “Regina Margherita”, il “Guglielmo Marconi”, il “Giovanni Falcone” e l’”Umberto I” di Palermo, il “Luigi Pirandello” di Porto Empedocle, lo “Skanderbeg” di Piana degli Albanesi. Oltre alle esibizioni degli allievi sono intervenuti anche Roberto Lagalla, Marco Anello dell’Ufficio scolastico regionale, Giuseppe Barone e Angelo Granata dell’Università di Catania, Marcello Saija dell’Università di Messina, Vito Lo Scrudato preside del Liceo Umberto I.

Musumeci si è soffermato a riflettere anche sul cosiddetto regionalismo differenziato, ribadendo la necessità che «non venga messo in discussione il fondo perequativo perchè solo così – ha spiegato – si potrà evitare che chi è già ricco lo diventi sempre di più e che chi è più povero veda, invece, peggiorare la propria condizione». A tal proposito, il governatore ha ricordato l’invito del Capo dello Stato a realizzare «una comunità coesa e solidale». «Noi – ha aggiunto – non abbiamo alcuna difficoltà che alcune Regioni del Nord possano vedersi riconosciuta l’Autonomia su alcune specifiche materie, ma nei nostri confronti, per settant’anni, lo Stato si è comportato da predatore, non riconoscendo almeno quattro norme dello Statuto di natura finanziaria e di gestione, come quella che si riferisce alle forze di Polizia». «E’ arrivato il momento – ha concluso il presidente – di riappropriarci di un’Autonomia che non sia mai un alibi per il malgoverno ma che, al contrario serva a cogliere le opportunità che la Costituzione ci offre in modo da potere recuperare il divario che, tristemente, ancora oggi rimane con le regioni del Nord».

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