Casini. Un atto di serietà l’uscita dell’Udc dal governo Lombardo

<strong>Casini</strong>. Un atto di serietà l’uscita dell’Udc dal governo Lombardo

Last updated on 2 Ottobre, 2012 at 11:22 pm

Pier Ferdinando Casini

«Per la Regione Siciliana e per la città di Palermo serve un governo di salute pubblica». É la proposta lanciata da Pier Ferdinando Casini nel corso del congresso regionale dell’Udc. Insomma, una sorta di governo Monti. Ma Casini va oltre il Terzo Polo anche a livello nazionale: «Per domani serve un progetto politico che vada oltre l’Udc e gli attuali steccati di destra, centro e sinistra. Il Terzo Polo è splendido, ma c’è bisogno di un grande partito nazionale».
Perché l’Udc a Palermo sostiene la candidatura di Massimo Costa? Casini: «Non abbiamo alcun problema a sostenere la candidatura di Massimo Costa insieme gli altri amici del presidente dell’Ars Francesco Cascio. Siamo disinibiti e non abbiamo complessi. Siamo impegnati a restituire onore ad una città violata, che è una delle più grandi capitali d’Italia e merita di essere governata meglio». Giampiero D’Alia, riconfermato segretario regionale: «Noi sosterremo Massimo Costa che ha dimostrato di avere gli attributi, perché non si è fatto imbrigliare da nessuno, ha accettato un patto civico ed ha presentato un progetto senza ambiguità».
Perché l’Udc è uscita dal governo Lombardo? Casini: «É stato un atto di serietà e di chiarezza. Non abbiamo problemi a stare all’opposizione di Lombardo. Lo siamo stati con i governi Prodi e Berlusconi». Ed anche Giampiero D’Alia ribadisce: «Siamo usciti dal governo Lombardo per coerenza, non per convenienza o calcolo, sarebbe stato più comodo rimanere seduto attorno a quel tavolo, ma non abbiamo voluto la responsabilità del disastro economico della Regione».
Sulla formazione delle liste per le amministrative ai vari livelli, secondo Casini «è meglio perdere qualcuno che porta voti, ma crea discredito al partito».
Che legge elettorale nazionale verrà fuori? Casini: «Quello che sta maturando non è il modello tedesco, ma abbiamo condiviso un simil tedesco. Certo, noi avremmo voluto una riforma della legge elettorale diversa, ma quando si tratta di fare compromessi bisogna trovare un punto d’incontro a metà strada. Non possiamo fare o imporre ciò che avremmo voluto. Nelle critiche che vengono fatte a questo modello di riforma che sta nascendo, constato il desiderio di stare in nicchie rassicuranti del passato».
Sarà sufficiente la riforma elettorale a superare l’antipolitica? Casini: «Se c’è un’antipolitica così forte lo si deve non certo ad un complotto di poteri forti. L’antipolitica prospera quando c’è cattiva politica. Allora l’unico antitodo è cambiare la qualità di questa politica».
Ci sono le condizioni per superate questa fase e con chi? Casini: «Ho il grande privilegio di collaborare con personalità importanti come Alfano e Bersani che dimostrano quotidianamente di tenere la barra dritta nonostante nel Pdl e nel Pd ci sia chi vuole strafare e tornare all’antico. Tutti insieme stiamo tenendo la barra ferma. Penso che da oggi in poi nulla sarà come prima per quello che riguarda la politica. Abbiamo davanti una sfida terrificante».

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