Alfano. Nessuno spezzettamento del Pdl e in Sicilia convintamente all’opposizione

<strong>Alfano</strong>. Nessuno spezzettamento del Pdl e in Sicilia convintamente all’opposizione

Last updated on Ottobre 2nd, 2012 at 04:17 pm

Angelino Alfano

Palermo. I venti di scissione che spirano all’interno del Pdl dopo le uscite di Giancarlo Galan, riguardo alla coabitazione con gli ex di An, non piacciono al segretario nazionale Angelino Alfano, che detta la linea dell’unità ai suoi iscritti.

«Abbiamo fatto una scelta di grande unità per fare un grande partito» spiega appena giunto a Palermo, dove si tiene il convegno sul ruolo del Mediterraneo nel processo di integrazione dell’Ue. Una premessa che serve al segretario del Pdl per mettere le cose in chiaro con quanti ipotizzano un frazionamento del partito: «Sono contro ogni forma di spezzettamento e a favore di ogni forma di ingrandimento del progetto – dice -, con un nuovo slancio per l’anno a venire, che sarà quello in cui si celebreranno le elezioni politiche».

La location è quel Palazzo dei Normanni in cui due giorni prima era stata approvata dall’Ars la proroga dell’esercizio provvisorio, come richiesto dall’esecutivo Lombardo: un governatore che non piace ad Alfano, a prescindere dal caso giudiziario che lo riguarda. Ai giornalisti presenti a Palazzo dei Normanni, il segretario nazionale del Pdl ricorda: «Abbiamo sospeso ogni rapporto con Lombardo avendolo conosciuto ben prima della sua vicenda giudiziaria, che ha un suo canale autonomo e che noi vediamo come separato dalla vicenda politica. Restiamo all’opposizione con convinzione per ragioni politiche – prosegue -, al di là del caso giudiziario».

L’atteggiamento inclusivo espresso nelle dichiarazioni riguardanti il proprio partito, lo si ritrova quandol’ex ministro della Giustizia parla della riforma del lavoro: «Farla insieme è meglio che farla separati – osserva -. Il tema, tuttavia, è cosa si fa se la Cgil dice no alla modifica dell’articolo 18. La nostra preoccupazione èche l’agenda la detti un sindacato e non il governo, che ha come bussola il bene dell’Italia e degli italiani». Per Alfano l’obiettivo è uno solo: «Raggiungere una riforma che crei più sviluppo e più occupazione e che dia fiducia sia ai mercati interni che ai mercati internazionali».
Dalle nuove regole sul lavoro a quelle sulla giustizia, con in primo piano la possibilità di una legge anticorruzione «che punisca severamente i corrotti e che sia efficace». Da qui Alfano muove le mosse anche per ricordare che «il Pdl è a favore di una legge sulle intercettazioni che crei un punto di equilibrio tra la necessità delle indagini e la tutela della privacy,oltre che al mantenimento della responsabilità civile dei magistrati». Due, invece, i “principi chiari” che dovrebbero ispirare la riforma elettorale: «Restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i parlamentari e conoscere in anticipo i candidati alla premiership. Una volta definito il premier – dice – all’interno del Parlamento si forma la maggioranza».

Il tema dell’Europa entra in gioco quando il segretario del Pdl formula il suo intervento e parla delle rivoluzioni arabe: «Quei giovani ci hanno insegnato che libertà, benessere e democrazia vanno difesi ogni giorno». Per Salvatore Iacolino, vicepresidente della Commissione per le libertà civili del Parlamento europeo, «il sostegno che l’Ue intende dare al processo di transizione democratica delle regioni del Nord Africadeve essere supportato da azioni cheassicurino crescita e rispetto dei diritti».

Ad ascoltare in sala c’è Joseph Daul, presidente del gruppo Ppe al Parlamento europeo, e così da Alfano arriva la stoccata nei confronti dei partiti socialisti «mossi da una visione legata a una sorta di deficit-spending». Concetto ripreso dallo stesso Daul: «Tra noi e i socialisti c’è una grande differenza – dice -. Noi abbiamo lavorato per la crescita usando i soldi che avevamo, invece loro hanno sempre utilizzato i fondi che non avevano». Al centro del convegno anche le politiche sull’immigrazione: «Le ondate migratorie potrebbero riprendere in futuro – avverte Daul -. Occorre allora gestire il fenomeno con umanità e responsabilità». Per Daul, inoltre, «l’Europa deve avere un suo esercito, non per fare la guerra ma per assicurare la pace».

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