Piaceri di parole. Ma gli eroi dell’Iliade sapevano scrivere?

<strong>Piaceri di parole</strong>. Ma gli eroi dell’Iliade sapevano scrivere?
Iliade

Nel settimo libro dell’Iliade di Omero Ettore sfida i greci a duello. Nessuno degli eroi si candida a sfidare l’eroe troiano. Solo in seguito alle esortazioni di Agamennone si propongono nove eroi. Il capo dei greci invita i nove a depositare nel cavo di un elmo una tessera con un segno (in greco: sema) per procedere ad un sorteggio. Aiace, dopo che l’esito del sorteggio aveva escluso gli altri eroi, «vide e riconobbe il segno sulla tessera, e in cuor suo ne fu lieto». Iliade, l. VII, v.189. Aiace riconosce il segno che lui stesso aveva apposto sulla tessera. Dopo i dovuti preliminari, comincia così il duello che non si conclude per il sopraggiungere della notte. Ma i nove eroi greci non sapevano certo scrivere, perché sulla tessera, cioè un pezzo di coccio, è soltanto tracciato un segno, non il nome che potesse ricondurre alla persona. In effetti, esisteva una specie di convenzione tra i rapsodi che raccontavano oralmente le vicende degli eroi: essi non dovevano sapere scrivere, perché tutto l’impegno dei guerrieri doveva essere rivolto prevalentemente all’esercizio delle armi.
In tutto il poema omerico questo è il secondo riferimento a una forma impropria o approssimativa di scrittura. In un altro passo del poema si trova un’altra allusione alla scrittura. Nel VI libro ai vv. 168-170 è raccontata la storia di Bellerofonte e di Antea, moglie di Preto. Antea desiderava ardentemente l’amore di Bellerofonte, ma l’uomo rifiutò le offerte amorose della donna, da uomo prode e perfetto che era. Antea allora si rivolse al marito chiedendogli vendetta per un tentativo che, secondo lei, Bellerofonte avrebbe fatto per sedurla: «Preto ammazza Bellerofonte, che voleva unirsi in amore con me che non volevo». Iliade, VI, 164-165. Preto manda così Bellerofonte in Licia dal suocero e «gli affidò un messaggio funesto/su tavoletta richiusa tracciò molti segni di morte». VI, v.168-169.
Dopo nove giorni di buona accoglienza, al decimo giorno il suocero di Preto legge il messaggio che gli era stato consegnato da Bellerofonte. Quale era il tipo di scrittura usato? A questo proposito sono state formulate tre ipotesi. Secondo alcuni studiosi, sulla tavoletta si potevano rinvenire delle reminiscenze, conservate nel repertorio epico-rapsodico, della scrittura lineare B, scomparsa con la caduta dei palazzi micenei già nel XII secolo. Altri sostengono, invece, che potrebbe trattarsi di un accenno alla nuova scrittura alfabetica di origine fenicia, che in Grecia si era affermata a partire dal VIII secolo. In questo caso, Omero intenzionalmente si sarebbe sottratto alla convenzione diffusa tra i rapsodi dell’esclusione della scrittura dal mondo degli eroi. L’ultima ipotesi: esisterebbe un codice comunicativo segreto tra l’emittente e il ricevente.

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