Paternò. Il libro di Anna Lo Giudice: «Dell’altra emigrazione. Paternò. Riflessi e casi di Sicilia»

<strong>Paternò</strong>. Il libro di Anna Lo Giudice: «Dell’altra emigrazione. Paternò. Riflessi e casi di Sicilia»
Anna Lo Giudice

Anna Lo Giudice, docente universitaria, figlia di Barbaro, compianto senatore e sottosegretario, nonché sindaco di Paternò, ha scritto un libro dal titolo «Dell’altra emigrazione». E’ un po’ la storia della famiglia Lo Giudice, ma con tante divagazioni. Mi sono, però, chiesto, nel corso della lettura, se gli altri lettori, magari molto più giovani, potessero avere lo stesso mio interesse non conoscendo i protagonisti.
Personaggi come il paternese Enzo Castorina o come Filli Costa, che cosa possono rappresentare per i lettori? E quale curiosità può suscitare la «pinna sicca» del vecchio Barbaro Lo Giudice, bisnonno dell’autrice del libro, da lei più volte citato (anche per la sua «pinna»).

Eppure il libro è bello, è scritto bene, le pagine scorrono veloci. E allora? La verità è che i protagonisti del volume, solo apparentemente sono Barbaro e Tina, genitori di Anna, i Milone, i fratelli Pino e Filippo, i tenori Franco e Silvio Lo Giudice, la vecchia nobile Impallomeni, nonna dell’autrice, schifata di imparentarsi con «mastriglioni» della sua città.
Non sono questi i veri protagonisti del libro. Anzi lo sono, ma non tanto perché «notabili» di Paternò e del Catanese, desiderosi di fama e successo, ma perché l’autrice ha saputo rappresentare in essi un certo universo letterario, la mentalità, la cultura di alcuni prototipi dell’isola. Per questo il libro è notevole dal punto di vista artistico. E ad Anna sono bastate poche pennellate: l’incredibile gelosia di Nino Milone che si fa restituire le lettere d’amore della fidanzata, rea di essersi iscritta ad un concorso di bellezza, la piccola superbia della Impallomeni («nobile di Milazzo»), la visita di Tina Reina in pasticceria, a Palermo, dove chiede «ossa da morto».

Anna forse si accorge che non sta parlando solo di Paternò: il pasticcio di riso al ragù è ricordato, dice lei, anche da Vitaliano Brancati in «Paolo il caldo». Ma non è solo Brancati ad essere citato dall’autrice: nel libro ci sono tutti, da Pirandello a Bufalino, da Giovanni Verga a Luigi Capuana, da Tomasi di Lampedusa a Camilleri, da Giarrizzo a Mangiameli, a Carmelo Ciccia e tanti altri. Anna sente che i suoi personaggi, legati a lei da vincoli di parentela, possono essere gli stessi personaggi di Nino Martoglio o di Leonardo Sciascia.
La piccola Paternò, talvolta grigia e conformista, immobile, diventa così un palcoscenico dove puoi quasi ritrovare le Muse, l’arte, la poesia.

Questi i meriti di Anna Lo Giudice, non certo quelli di aver citato più volte il sottoscritto ed i suoi familiari, dedicando loro un intero capitolo!
La storia della famiglia Lo Giudice non ha abbandonato la cronaca. Basta fare una visita al Ministero della Difesa e vi ritrovi, fra i sottosegretari, Filippo, il figlio di zia Rosa!

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