Il Tommaseo. Il “Dizionario della Lingua Itagliana” scritto in altra epoca

<strong>Il Tommaseo</strong>. Il “Dizionario della Lingua Itagliana” scritto in altra epoca
Il Tommaseo

C’è chi se ne fa merito, e c’è chi entra nel merito e finisce per riconoscere agli altri qualche merito, ma è solo dopo aver compiuto buone azioni che può capitare di sentirsi rivolgere un “Dio gliene renda merito”. Merito è participio sostantivato del verbo meritare e deriva dal latino meritu(m), quindi dal verbo merere. Nel Tommaseo troviamo elencati ben trentacinque paragrafi e una ventina di sottoparagrafi zeppi di commenti e locuzioni care a questo servizievole significante, esempi che aiutano a distinguere merito da merito col tener conto dei più frequentati sinonimi, come premio, lode, ricompensa, valore, virtù, benemerenza, riconoscimento, etc. Ma il Tommaseo lo ha scritto in altra epoca e non vi si possono trovare riferimenti ad accezioni che l’evolversi della pratica linguistica ha consolidato già nel vocabolario del secolo scorso anche se, qualche volta, si è trattato di un consolidamento relativo, infatti una locuzione come “Punto di merito”, in uso nel linguaggio scolastico, col significato di valutazione del docente, è di già obsoleta. Sempre attuali invece nel vocabolario giuridico le “pronunce sul merito” e i “giudizi di merito”. Come attualissimo risulta il “merito creditizio”, locuzione particolarmente cara alla pratica delle banche e che prende il posto dell’obsoleto fido. La locuzione include il merito per esaltare il riconoscimento di benemerenza verso il privato o l’azienda che può vantare una gestione senza protesti, condotta con oculatezza, senza incidenti di percorso.

STRETTA – «Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia”, pistolotto finale caro al Capuana fiabista, e che si regge più sulle immagini e la rima baciata che sul suo senso, anche se tanto le foglie quanto le strade può capitare siano strette, come certe scarpe nuove, del genere che ha ispirato quell’ingeneroso detto sulle parentele, che “più strette sono più male fanno”. E allora se proprio di stretta si deve parlare, meglio quella di mano, che per formale può capitare sia, non comporta turbamenti come le strette al cuore, che tali definiamo perché l’emozione ci fa sentire qualcosa che stringe dentro. Forma sostantiva di stretto, participio passato di stringere, la stretta vera e propria è delle tenaglie, ma è talmente ordinario l’uso figurativo che ne facciamo da indurci a emarginare il significato fisico di pressione esercitata su un corpo. Una stretta poco gradevole resta sempre quella creditizia che, quanto a fisicità, si limita alla più drastica restrizione nella concessione di denaro da parte delle banche a chi ne ha bisogno per momentanee esigenze o per imprenditoria. Dalle cronache: «Scarseggia il denaro e le banche applicano soffocanti strette creditizie, che rischiano di paralizzare l’economia nazionale».

CREDITO – È credito la stima e la fiducia concessa a qualcuno, o goduta da qualcuno. Ma è credito anche la somma di denaro o altro bene che viene concesso, dietro garanzia di restituzione in una data prestabilita. «Adesso le banche dispongono di poco denaro e restringono i crediti».

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