Palermo. Sicilia, l’arte è donna. In mostra le migliori tele “al femminile”

<strong>Palermo</strong>. Sicilia, l’arte è donna. In mostra le migliori tele “al femminile”
Artedonna

Nel settecentesco “Albergo delle Povere” viene ospitata la mostra «Artedonna. Cento anni di arte al femminile. 1850-1950», curata da Anna Maria Ruta e promossa dal Circuito del Mito con la direzione artistica di Salvatore Presti. Il percorso parte con la “Pittura tra disegno e luminismo”.

La donna si fa strumento mediatico di comunicazione dello spirito ipocrita e perbenista della società ottocentesca. La pittrice della seconda metà del secolo mette in gioco se stessa e la propria creatività contro ostacoli e pregiudizi. In primo piano Adelaide Atramblé Sommariva, che all’ombra di un carrubo immortala uno scorcio di Capaci con l’Isola delle Femmine.
Suggestiva una veduta dell’Etna. I colori determinanti sono il bianco, l’azzurro, il verde, il marrone, in differenti rifrazioni.

Il Novecento si apre con lo spirito ribelle di Marinetti; lui trascina dietro di sé un movimento di artisti che danno vita al Futurismo, tutti con il gusto della sperimentazione e il dono dell’intuizione geniale. Trionfa il ritmo dinamico. L’unica donna siciliana ad emergere è la catanese Adele Gloria, che Marinetti presenta ufficialmente nel 1933 a Milano con l’opera “Carcere”.

La vicenda artistica di Lia Pasqualino Noto ha inizio nella Palermo degli anni Trenta, città vivace, ricca di fermenti, di idee, dove si consumano gli ultimi bagliori di luce della Belle Epoque. Tra il 1932 e il 1937 l’artista fa parte del famoso “Gruppo dei Quattro”; il sodalizio è composto da lei, Renato Guttuso, Nino Franchina e Giovanni Barbera.

Corre il Natale del 1933 e nella Casa del Fascio di Palermo viene organizzata la “Mostra del Bimbo”. La maternità è fisiologica nella cultura al femminile. «Vi sono delle donne che sanno dare lezioni di arte a certi artisti in calzoni» scrive Domenico Maggiore. Anita Faraci Orlando, Elena Pirrone, Lia Pasqualino Noto, Topazia Alliata sono tra queste. Da ragazza ribelle e moderna, Topazia rifiuta la vita da Gattopardo. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Riceve lezioni dall’ottocentista pittore Ettore De Maria Bergler e nel frattempo segue con attenzione il futurista Pippo Rizzo. Nel tempietto di artisti conosce i colleghi Guttuso e Dixit, entrambi innamorati dei suoi occhi azzurri. L’Alliata nel 1933 dipinge “Autoritratto con campanile Basso”, un olio su tavola.

Nel 1939 a Catania viene organizzata la “Prima mostra al femminile d’arte” e tra le protagoniste non può mancare Adele Gloria. E Dacia Maraini nella prefazione del catalogo (Edizioni Passaggio): «Ma perché non sono conosciute? Perché il mercato le ignora? Perché alcune di queste splendide tele non hanno un prezzo degno sul mercato internazionale? La risposta più conosciuta, tanto da diventare luogo comune, è perché si tratta di pittura minore. Punto e basta».

Ida Nasini Campanella nel suo continuo vagabondare trova il tempo per dipingere e partecipare a mostre importanti. Nel 1934 realizza “Raffaella a mare”. E Anna Maria Ruta: «In questo dipinto il gusto architettonico solido e plastico e la pregnanza volumetrica riescono a segmentare lo spazio con una serie di piani sovrapposti, dominanti, dalla morbida immagine adolescenziale».

Nel dopoguerra si fanno largo Sistina Fatta, Sascha Robb Cucchetti, Gemma D’amico, Carla Accardi. Quest’ultima con la sua pittura contribuisce dal 1947 all’affermazione dell’astrattismo in Italia. Nel clima della cultura informale propone serie libere di segni bianchi su fondi neri. Risale al 1953 la tempera “Composizione”.

«Con questa mostra – commenta il governatore Raffaele Lombardo – si sfata il tabù che in Sicilia non ci sono state pittrici di rilievo. Una cinquantina di queste tele potrebbero fare bella figura in una esposizione europea».
La mostra resterà aperta fino al 25 aprile 2012, tutti i giorni escluso i lunedì.

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