Andrew Graham -Dixon. La vita di Michelangelo Merisi, più noto come Caravaggio

<strong>Andrew Graham -Dixon</strong>. La vita di Michelangelo Merisi, più noto come Caravaggio

Last updated on Ottobre 1st, 2012 at 04:00 pm

Caravaggio

Una biografia ricca, dettagliata, con un affascinante apparato iconografico, che trae informazioni e documentazione storica da archivi italiani e stranieri; un lavoro durato dieci anni che racconta la vita di Michelangelo Merisi più noto come Caravaggio.

Andrew Graham -Dixon in «Caravaggio. Vita sacra e profana» (Mondadori 468 pp.) offre al lettore, all’appassionato d’arte, all’ammiratore del Merisi una storia ampia, con analisi e interpretazioni basate su documenti e testimonianze. Ben venti pagine sono dedicate al soggiorno siciliano del pittore ,«il primo dipintore in Italia» veniva considerato, dall’autunno del 1608 fino all’estate del 1609; dallo sbarco in uno dei porti più piccoli dell’isola, si ipotizza Scicli o Pozzallo, alla sosta a Caltagirone, dove il pittore ammirò nella Chiesa di Santa Maria del Gesù (secondo un documento del XVIII secolo pubblicato da Alvise Spadaro), una Madonna del Gagini che gli fece esclamare «Chi la vuol più bella vada al cielo». Giunto a Siracusa, secondo la biografia scritta da Giovanni Baglione, Merisi comprò un cane «negro che sapeva fare tanti giochi», che chiamò Cornacchia; inoltre, come raccontò Vincenzo Mirabella, erudito siracusano nella sua opera «Dichiarazioni intorno alla pianta delle Antiche Siracuse» che gli valse l’ammissione all’Accademia dei Lincei, giunto davanti la grotta a forma di orecchio delle Latomie aretusee dove pare il re Dionigi si ponesse all’estremità per sentire i discorsi degli schiavi lì rinchiusi, notandone la forma la battezzò «Orecchio di Dionigi» come ancora oggi è chiamata. Graham-Dixon dedica una parte della biografia agli ultimi giorni di vita del pittore incrociando testimonianze note ad altre emerse più recentemente dagli archivi e, alla fine, regala una chicca agli ammiratori del pittore, maestro nel catturare a suo piacere l’occhio dell’osservatore grazie al sapiente uso della luce; in un’intervista del 2005 il grande cineasta Martin Scorsese dichiarò all’autore del libro che Caravaggio sarebbe stato un grande regista. Si riferiva alla sua scoperta del pittore avvenuta alla fine degli anni Sessanta grazie a Paul Schraeder mentre preparavano il film «Taxi Driver»; «sono stato preso all’istante dalla forza delle immagini, dalla forza delle composizioni, l’azione nelle inquadrature, il modo in cui concepiva la composizione e il soggetto, non c’era dubbio che si potesse portarlo nel cinema, per l’uso della luce e dell’ombra, l’effetto chiaroscuro; sceglieva un momento che non era il momento assoluto d’inizio dell’azione, come in Giuditta e Oloferne, era durante l’azione in un certo senso (…) arrivi come nel bel mezzo della scena e vi sei immerso, era come la messinscena moderna del cinema, era potente e diretto, avrebbe creato grandi film, non c’è il minimo dubbio».

Scrivi un commento da Facebook

Lascia una risposta

Your email address will not be published.