Italian Food. Tre italiani tra i 50 migliori ristoranti del mondo, emozioni da palato

<strong>Italian Food</strong>. Tre italiani tra i 50 migliori ristoranti del mondo, emozioni da palato

Last updated on Ottobre 3rd, 2012 at 09:56 am

Massimo Bottura

Obiettivo raggiunto. Il primo posto nella classifica dei 50 migliori ristoranti del mondo, per il terzo anno consecutivo, va allo chef danese René Redzepi per il suo Noma. Motivo: attenzione ai dettagli e approccio innovativo. Questo il verdetto dei giudici riuniti alla Guildhall di Londra. Redzepi è, secondo la rivista Time, fra i 100 personaggi più influenti del pianeta. «A 34 anni ha già lasciato il suo segno nella storia della cucina trasformando Copenhagen in una tappa imprescindibile nel nuovo atlante della gastronomia mondiale», parola di Ferran Adrià, per anni al vertice dei 50Best.

L’argento e il bronzo sono andati, rispettivamente, alla El Celler de Can Roca di Girona, dove le olive caramellate arrivano sul tavolo su alberi bonsai, e al Mugaritz di San Sebastián. La modenese Osteria Francescana di Massimo Bottura, che l’anno passato era finita al quarto posto, nel 2012 è invece scesa di una posizione.

Il risultato, ad ogni modo, è di tutto rispetto. L’Italia, infatti, ha sofferto in questa edizione del premio. Se nel 2011 agli Oscar della ristorazione – sponsorizzato dalla San Pellegrino – figuravano sei locali d’eccezione del Belpaese, oggi la presenza italiana in classifica si è ridotta a tre «nomination». Oltre all’Osteria Francescana – scalzata dal brasiliano D.O.M di San Paolo – resistono infatti Le Calandre di Padova (stabile al 32° posto) e il Canto di Siena (che scivola dalla 39ª alla 46ª posizione).

«L’importante è stare nei primi cinque», ha detto un entusiasta Bottura. Lasciano quindi la top 50 il piemontese Combal Zero, il Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio e il milanese Cracco. Bene al contrario i «cugini» spagnoli che, al di là del podio, mantengono in classifica altri tre ristoranti.

Un buon risultato lo mette a segno anche la Gran Bretagna. Il nuovissimo Dinner di Heston Blumenthal, la star delle padelle già padre del celebrato The Fat Duck (13ª posizione), è infatti subito schizzato nella top-ten (nono posto). The Ledbury, new entry londinese del 2011, è poi salito al 14° posto.

Gli Usa piazzano poi ben otto ristoranti in classifica. In testa figura il «leggendario» Thomas Keller con il suo Per Se di New York (sesto posto). Delusione anche per la Francia che resta fuori dalla top ten pur piazzando sette ristoranti nella classifica dei 50: lo Chateaubriand è infatti «solo» quindicesimo.
Di certo c’è che i cosiddetti Paesi emergenti stanno emergendo anche a tavola. L’Asia si assicura sei posti in classifica. Oltre al Giappone fanno capolino il Nahm di Bangkok (50°), l’Amber di Hong Kong (44°), l’Iggy’s di Singapore (26°).

«L’Asia – ha detto lo chef Ignatius Chan – ha una lunga tradizione culinaria e offre un’offerta gastronomica profonda e varia. Il premio relativo ai 50 migliori ristoranti asiatici rappresenta una piattaforma straordinaria per farci conoscere nel mondo».

Ultima novità, lo Slow Food UK Award. Il premio, che naturalmente riconosce l’impegno di chi usa prodotti locali e l’agricultura sostenibile, è stato assegnato allo Steirereck di Vienna. Gli Oscar della ristorazione vengono assegnati dalla World’s 50 Best Restaurants Academy, l’associazione che raccoglie 800 figure di spicco del settore in tutto il mondo.
L’Accademia è divisa in 27 filiali nel mondo e ogni regione ha un presidenti e una «commissione» composta da 31 membri.

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