Riserva dello Zingaro. Un viaggio immersi nella natura fra Scopello e San Vito Lo Capo

<strong>Riserva dello Zingaro</strong>. Un viaggio immersi nella natura fra Scopello e San Vito Lo Capo

Last updated on Ottobre 3rd, 2012 at 12:52 pm

Riserva dello Zingaro

Certamente, il termine americano wilderness e quello inglese ramblers erano un’assoluta novità quando, alla fine degli anni Settanta, iniziarono a diffondersi nella Sicilia occidentale, interpretando i sentimenti collettivi di una popolazione innamorata della propria terra. Evidentemente trovarono un terreno fertile in questi luoghi che hanno ospitato Fenici e Greci, Romani e Arabi, interpretando e appropriandosi di molti aspetti di quelle civiltà.

Ritmi antichi
Siamo all’ingresso meridionale della Riserva dello Zingaro, comune di Scopello, e ci inoltriamo a piedi in quella che fu la prima riserva naturale dell’isola siciliana, istituita con legge regionale nel 1981. Si cammina lungo una strada carrozzabile i cui lavori furono interrotti da un movimento spontaneo di cittadini; superato il tunnel, il percorso diventa sentiero e ci si affaccia dall’alto su un mare cristallino di un azzurro intenso, dove scogli chiari, a picco sull’acqua, delimitano splendide calette. All’ingresso del tunnel una targa ricorda la fiumana di persone che il 16 maggio 1980 sfilò qui, all’epoca un vero e proprio cantiere, per manifestare la propria opposizione alla costruzione di una strada litoranea che avrebbe collegato Scopello con San Vito Lo Capo, violando l’ultimo tratto di costa siciliana risparmiata dalla motorizzazione. Franco Russo era, in quegli anni,un dirigente dell’ente forestale siciliano e fu tra i più entusiasti e battaglieri sostenitori della creazione di una riserva naturale lungo la costa. Il flusso di parole del suo racconto si trasforma in un fiume in piena quando i ricordi tornano sulla marcia di cui fu l’organizzatore. “Avevo studiato negli Stati Uniti ed ero rimasto affascinato dal concetto di wilderness.

Nei parchi nazionali americani si può osservare la natura nel suo stato primordiale senza le modifiche e i segni lasciati dal passaggio dell’uomo. In Europa la concentrazione di civiltà umane che si sono susseguite nel corso dei secoli ha addomesticato i paesaggi lasciando però intonsi alcuni angoli. Il tratto di costa tra Scopello e San Vito, abbandonato da contadini, pescatori e pastori per la sua inaccessibilità, in quegli anni viveva un ritorno della natura ai suoi equilibri originari, e ci sembrò il luogo adatto per sviluppare la wilderness in salsa siciliana. In Inghilterra poi, mi era piaciuta l’associazione dei ramblers che, diffondendo l’abitudine del cammino, promuoveva la salvaguardia dei sentieri e dell’ambiente naturale. L’atto fondante dei ramblers fu un manifestazione spontanea di camminatori che, nel lontano 1934, attraversarono delle proprietà private a piedi per ribadire l’importanza dei sentieri pedonali e il diritto di tutti a percorrerli. Furono queste le basi della marcia che organizzammo in collaborazione con il Wwf, Italia Nostra e gli scout”.

Oggi la Riserva dello Zingaro, affidata all’Azienda regionale foreste demaniali, ha una superficie di 1650 ettari e occupa una fascia litoranea lunga sette chilometri. Da un punto di vista geologico è una vera e propria montagna a picco sul mare con pendii ripidi che, dai 912 metri del monte Speziale, digradano fino a una fascia di falesie calcaree a ridosso della battigia. La flora, un trionfo della macchia mediterranea, è caratterizzata da arbusti e sterpi che le attribuiscono un aspetto arcaico. In primavera, il periodo ottimale per visitare lo Zingaro, la fioritura di anemoni, ranuncoli e fiordalisi punteggia di colori sgargianti il verde vino della macchia. Ci si sposta esclusivamente a piedi lungo sentieri ben tracciati e ben mantenuti, riappropriandosi dei ritmi antichi che scandiscono naturalmente lo scorrere del tempo in questo anfiteatro ecologico. Il percorso più facile, della durata di un paio d’ore, è quello costiero che, attraverso splendidi scenari, collega le due estremità della riserva e consente l’accesso alle calette dove trovare un po’ di refrigerio nelle giornate più calde. La visita dei tre musei permette di approfondire la conoscenza di ciò che si osserva: il Museo naturalistico, il Museo della civiltà contadina e il Museo delle attività marinare.

L’interazione dell’uomo con l’ambiente si può approfondire ulteriormente lungo l’itinerario che attraversa la riserva a mezza costa, un percorso più impegnativo del precedente ma accessibile a tutti. Partendo dall’ingresso settentrionale si raggiungono le rovine di Borgo Cusenza, abitato fino agli anni Venti del Novecento, dove esistevano colture di frumento, avena, fave e viti. La direzione della riserva ha qui impiantato una coltivazione sperimentale di grano che viene falciato a mano, tra giugno e luglio, dalle guardie forestali. Proseguendo si giunge alla Contrada Sughero, costellata di piccolo rifugi dove i più avventurosi possono fermarsi per la notte, assaporando fino in fondo l’esperienza a contatto con la natura. Da qui è possibile tornare al sentiero costiero oppure proseguire, sempre a mezza costa, fino all’ingresso meridionale. Infine, un sentiero propriamente escursionistico detto dello Zingaro alto percorre la porzione montana della riserva, toccando la vetta del monte Speziale a 912 metri sul livello del mare e consentendo di dominare dall’alto l’intero territorio protetto e il mare nella sua immensità, delimitata solo dalla linea d’orizzonte. In questo tratto ci si immerge nella wilderness, l’ambiente selvaggio dove la natura è lasciata libera di fare il suo corso e dove le uniche presenze umane sono alcuni pastori che portano al pascolo pecore e capre.

L’intoccabile
La direzione della riserva è attualmente affidata a Valeria Restuccia che cerca di coniugare le istanze di protezione dell’ambiente con l’accessibilità a un pubblico rispettoso dei delicati equilibri naturali. “Zingaro è il nome che, tradizionalmente, si attribuiva alla Contrada della Disa, nel cuore della riserva. Secondo l’etimologia più comune, il termine deriva dal greco athiganos, “intoccabile”. Mi piace pensare che questo nome si ispiri il nostro lavoro: l’obiettivo è preservare i delicati equilibri naturali recuperando al contempo le tradizioni e le tecniche utilizzate dagli abitanti che qui vivevano rispettando l’ambiente. Abbiamo ripreso la coltivazione del grano secondo metodi tradizionali e l’utilizzo della palma nana, simbolo della riserva, le cui fibre si possono intrecciare per creare borse, stuoie e corde. Stiamo anche sperimentando l’antica arte dell’estrazione della manna dai frassini, piantati in questa terra per ricavare la preziosa e dolcissima sostanza resinosa. Il pubblico può partecipare a queste attività, organizzate dalle nostre guide e dai nostri operatori. Nei mesi estivi, quando la riserva viene letteralmente presa d’assalto dai bagnanti alla ricerca delle splendide spiaggette isolate e selvagge, il nostro compito è assai più impegnativo. Purtroppo siamo costretti a imporre un numero chiuso di accessi. Sono sempre più numerose infatti le persone disposte a camminare per raggiungere spiagge libere e isolate. Forse, garantendo il libero accesso a tutte le spiagge del circondario, si ridurrebbe la pressione antropica sullo Zingaro. Invece di circoscrivere il concetto di protezione paesaggistica a parchi e aree protette, bisognerebbe allargarlo al di fuori dei loro confini”.

Itinerari a piedi
Percorso 1 – Sentiero costiero
Partenza: Scopello (ingresso sud)
Arrivo: San Vito Lo Capo (ingresso nord)
Percorso: Galleria – Punta Capreria – Cala del Varo – C.da Zingaro – Cala Marinella – Torre dell’Uzzo – Tonnarella dell’Uzzo
Lunghezza: 7 km
Tempo di percorrenza: 2 ore

Percorso 2° – Sentiero a mezza costa
Partenza: San Vito Lo Capo (ingresso nord)
Arrivo: Rifugio forestale in Contrada da Uzzo
Percorso: Tonnarella dell’Uzzo – Torre dell’Uzzo – Cala Marinella – C.da Sughero – Borgo Cusenza – Canalone Grotte Mastro Peppe Sino – Rifugio Uzzo
Lungezza: 6 km
Tempo di percorrenza: 3 ore

Percorso 3 – Sentiero alto
Partenza: San Vito Lo Capo (ingresso nord)
Arrivo: Sentiero costiero in Contrada Marinella
Percorso: Sentiero principale – bivio per Sughero – Borgo Cusenza – M.te Passo del Lupo – Portella Mandra Nuova – M.te Speziale – Pianello – M.te Scardina – Pizzo Passo del Lupo – Pizzo del Corvo – C.da Sughero – C.da Marinella
Lunghezza: 14 km
Tempo di percorrenza: 7-8 ore

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